Ogni organizzazione che adotta la piattaforma ha una propria ontologia, che descrive il suo dominio: le opere e le mostre di un museo, gli articoli e le firme di un giornale, i prodotti e le pratiche di un'azienda. Non parte da zero: estende le ontologie Isagog, e ogni concetto nuovo si aggancia alle prospettive del nucleo. Un'opera d'arte è un artefatto, un curatore è una persona, una mostra si può guardare sia come una collezione di opere sia come qualcosa che accade.
Così l'ontologia dell'organizzazione eredita fin dal primo giorno le regole di ragionamento, le definizioni pensate per i modelli linguistici e gli strumenti della piattaforma: domande in linguaggio naturale, memoria degli agenti, analisi dei testi.
Si può estrarre in modo supervisionato da ciò che l'organizzazione già possiede: i testi, come documenti, procedure e archivi, e gli schemi, come basi di dati e modelli dei dati. Gli agenti propongono concetti e relazioni; gli esperti del dominio li discutono, li correggono e li approvano.
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