UNA NUOVA CONCEZIONE

Non categorie,
ma prospettive.

La novità sta in un cambio di sguardo. Nelle nostre ontologie un concetto non è una categoria in cui rinchiudere le cose, ma una prospettiva da cui guardarle: la stessa entità può essere vista in più modi, ciascuno con le proprie regole di ragionamento, e il contesto sceglie quello pertinente. Così il modello accoglie la polisemia del linguaggio invece di combatterla. Quattro esempi, tratti direttamente dai modelli.

  1. 01

    Ciò che dura e ciò che accade

    Continuante (ciò che persiste mantenendo la propria identità) e occorrente (ciò che accade e si dispiega nel tempo) non sono dichiarati disgiunti. Una mostra si può descrivere come qualcosa che occupa tre sale e come qualcosa che si svolge da marzo a giugno, senza sdoppiarla in due entità diverse.

  2. 02

    Un atto linguistico è un evento e un'informazione

    Quando qualcuno dice «domani apriamo alle nove», accade qualcosa (un evento, con chi parla e chi ascolta) e passa un contenuto (un'informazione, che riguarda qualcosa). Nell'ontologia degli agenti l'atto linguistico è entrambe le cose nella stessa entità, e rispetta le regole di ciascuna.

  3. 03

    Vendere e comprare: stesso evento, parole diverse

    Nell'ontologia dei frame la prospettiva è un fatto lessicale, non ontologico. Una compravendita ha tutti i suoi partecipanti; «vendere» e «comprare» sono parole che ne mettono in primo piano ruoli diversi. Il modello resta univoco, il punto di vista vive nella scelta delle parole.

  4. 04

    Sapere di non sapere

    Le ontologie adottano l'ipotesi di mondo aperto: se manca la data di inizio di un evento, non vuol dire che l'evento non abbia avuto inizio, ma che non la conosciamo. È ciò che permette a un sistema di distinguere ciò che sa da ciò che ignora, e di dirlo.

La classificazione multipla non è un compromesso: ogni prospettiva conserva i propri assiomi, e il ragionamento li applica tutti.